Quanto costa pubblicare un libro con una casa editrice? La mia storia

Spesso e volentieri chi è appassionato di scrittura o di letteratura in generale mi chiede Quanto costa pubblicare un libro con una casa editrice? Bene, è una domanda molto particolare, perché figlia di un retaggio contemporaneo, ovvero che fare l’artista preveda un costo specifico.

Giusto o sbagliato che sia, pubblicare un libro con una casa editrice spesso si traduce nel pagare l’editore, ed è un fenomeno prorompente, che esiste eccome. E girarsi dall’altra parte e far finta di niente, beh, è una cazzata.

Un po’ come la prostituzione o l’uso di cannabis. Tutti lo fanno. E tutti fanno finta di niente.

Tutta questa introduzione per dire: amico mio, non ho mai cacciato un euro per pubblicare.

Ho pubblicato 2 racconti, un romanzo e un altro romanzo è in arrivo la prossima primavera. E non ho mai sborsato un soldo. Questo è tutto.

Gli inizi

Ho sempre scritto. Sempre. Scrivere fa parte della mia vita da quando avevo 7, 8 anni. Non c’è un momento preciso della vita in cui pensi: ok, adesso sono uno scrittore. No, ci nasci con questa merda appiccicata addosso. Poi magari non ci campi. Ma sono due cose diverse. L’arte non è sempre figlia del profitto. Anzi. Moltissimi scrittori sono diventati ricchi da morti, che si ci pensi è una roba piuttosto inutile.

In ogni caso ho sempre scritto e mi sono sempre sentito uno scrittore. Leggevo molto, fin da bambino. A casa mia non si legge moltissimo, anzi. Direi che si legge molto molto poco. I miei genitori sono persone che hanno sempre stimolato la mia passione per la scrittura o la lettura, ma se hanno letto 2 libri in tutta la vita è tanto. 

Arrivato all’università c’era da fare uno stage. Data la mia passione per la scrittura decisi di farlo da Homo Scrivens, una casa editrice nata da pochi anni. Me la consigliò la prof che si occupava degli stage.

Ok, ero il valutatore di bozze di una piccola casa editrice. A 20 anni. Ero felice. E intanto continuavo a scrivere le mie cose. Erano molto acerbe, ma erano cose vive. 

I primi racconti

Aldo Putignano, il mio editore, mi disse di fargli leggere qualcosina e gli piacque. Poi arrivò la possibilità di partecipare ad una antologia di racconti e io partecipai con un racconto che si chiamava Io ed Henry. Niente male come raccontino, devo dire.

Fu lì che cominciai a scrivere quello che poi sarebbe diventato il mio primo romanzo lasciato a metà. 

Scrissi una cinquantina di pagine poi lo mollai. Rileggendolo mi sembrava uguale a tutta la roba che avevo letto nella vita.

Pubblicai poi un secondo racconto, un omaggio a Bukowski. Sempre con Homo Scrivens. Sempre senza chiedermi un soldo. Anche perché chi cazzo ce li aveva?

 

Il primo romanzo

Dopo uno dei miei ridicoli periodi di abbattimento morale e fisico cominciai a scrivere quello che poi sarebbe diventato il mio primo romanzo pubblicato: La Giovinezza Al Tempo degli Orsi. 

Romanzo che, come esordio, non è andato malissimo. Vedere il tuo libro nelle librerie è la cosa più bella che possa capitare a qualsiasi scrittore.

Magari io non sono così bravo a godere dei momenti meravigliosi che ogni tanto mi capitano, ma questa è un’altra storia.

Quello che conta è: ve lo dico nella conclusione.

Conclusione

Quello che conta, dicevo, è che alla fine, Aldo Putignano e Homo Scrivens hanno creduto nelle mie abilità. E ci hanno creduto anche una seconda volta perché la prossima primavera uscirà il mio secondo romanzo: L’inferno è dietro l’angolo. 

Non mi hanno mai chiesto soldi. Anzi. Hanno fatto una campagna contro l’editoria a pagamento. 

Bisogna essere fortunati? La fortuna aiuta sempre. Ma ricordatevi che pubblicare un romanzo vuol dire espletare una necessità, proprio come fare la cacca. E non si paga per fare la cacca. La si fa e basta. E se è una bella cacca lo decide il pubblico. Chi vuole fare business sulla vostra cacca, banalmente, non è interessato al vostro talento.

Amen.

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