imparare a scrivere

Imparare a scrivere: 4 tecniche NON convenzionali

Ciao, sono uno scrittore, e non posso dirti come imparare a scrivere. Perché? Perché nessuno può dirti come imparare a scrivere. O ce l’hai o non ce l’hai. E questa è la verità. Non è una diceria. Fare un corso di scrittura non ti aiuterà. O meglio: ad aiutarti ti aiuta pure, ma sempre se hai qualcosa dentro che non ti fa dormire la notte, e ti fa passare ore e ore della tua vita a pensare alla scrittura, allo scrivere, e a tutte le cose che hai dentro che vorresti cacciare. Se dentro di te senti questa roba ardere l’anima allora stai certo che imparare a scrivere è possibile. Altrimenti, amico mio, cambia articolo. Ne ho scritto uno molto interessante sul caldo, magari fa più per te.

Cominciamo con queste fantomatiche 4 tecniche NON convenzionali per imparare a scrivere.

1. Imparare a scrivere leggendo

Lo so, non è poi così anticonvenzionale. Tutti ti avranno detto che il primo passo per imparare a mettere decentemente la penna su un foglio, è leggere. Anche se, a dire il vero, noto con un certo dispiacere che è ancora un tantino sottovalutato.

(queste 5 tecniche sono frutto della mia esperienza personale)

Per esperienza personale dico, senza alcun dubbio, che leggere, anche solo 10 pagine al giorno, è di fondamentale importanza per una persona che scrive. Questo per molti motivi. Prima di tutto per ispirarsi. Io, quando leggo cerco di incorporare l’energia dello scrittore. Ho rubato un pezzettino di ogni scrittore di cui mi sono innamorato. E, per dirne una, dopo centinaia di libri letti, l’anno scorso rimasi letteralmente sconvolto da un autore che non apprezzavo da più giovane: Philip Roth. A 20 anni provai a leggere “Pastorale Americana” e non mi piacque per niente. A quasi 30 ho letto il Lamento di Portney, che poi è diventato tra i libri fondamentali del Cars Scrittore.

2. Saper guardare

Che sia lo schifo della tua esistenza o un paesaggio naturale, per imparare a scrivere bisogna saper guardare. Non vedere. Questo è chiaro. A vedere sono capaci tutti. Guardare è un’altra storia. Io, per dirne una, resto immediatamente affascinato da chi guarda una cosa e la introietta. Da chi riesce a trovare romantico o interessante un dettaglio che magari a mille altre persone era risultato tutto sommato banale.

Il vero scrittore, anche se ha venduto 10 copie in croce, guarda un oggetto, un dettaglio di una persona, il mare o quello che è, e gli viene l’istinto – se chiaramente quel qualcosa lo colpisce – di dirlo agli altri. In fondo scrivere è semplicemente far uscire una cosa dal proprio corpo e donarla a tutto il mondo. Anche se tutto il mondo sei tu fuori da te. Forse è una roba complicata da capire, ma chi deve capire sicuramente capirà.

In ogni caso il mio consiglio è di sforzarsi. Sì, sforzarsi di smettere di vedere e cominciare a guardare. Fossilizzarsi su quello che c’è al di fuori per sentirsi più pieni dentro. E vedrai che le parole usciranno come un fiume in piena.

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3. L’isolamento è il traguardo

In una bella poesia di Bukowski, lo scrittore americano dice, parlando del fatto di provarci fino in fondo: “ISOLATION IS THE GIFT”: l’isolamento è il premio.

Cosa vuol dire? Per capirlo bisogna leggere un’altra poesia di Bukowski “E così vorresti lo scrittore”. La cito qui e metto in grassetto il punto propedeutico a comprendere poi “Isolation is the gift”

E così vorresti fare lo scrittore

“E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sé e continuerà finché tu morirai o morirà in te.

non c’è altro modo
e non c’è mai stato.”

Quindi: se prima devi leggerlo a tua moglie, alla tua ragazza, ecc ecc, non sei pronto. Ecco il senso di isolamento per Bukowski: se sei pronto, se ti stai avvicinando a essere pronto, se quella roba per te è un’ossessione alla pari di cagare, pisciare e mangiare, allora non ti serve l’approvazione di nessuno. E quando sarai solo significa che ce la starai facendo. Forse.

Ricorda quindi: l’isolamento è il vero premio per questa immondizia chiamata voler fare lo scrittore.

4. Fare esercizi estremi

C’è un aneddoto che mi porterò per sempre dentro. Nelle uniche, pochissime lezioni di scrittura creativa che ho fatto nella mia vita, oramai circa 10 anni fa, la prof ci diede un esercizio da fare piuttosto complicato. 

In sostanza l’esercizio consisteva nel riempire una cartella di Word descrivendo (dal punto di vista sia materiale sia emozionale) un oggetto a noi caro. Io scelsi una collana di cui sono innamorato ma che, ahimè, non indosso più. 

Io ci riuscii e alla prof piacque molto il risultato finale. Ricordo, come fosse oggi, che mi fece un gran bel complimento. Mi disse che, per le descrizioni, utilizzavo parole apparentemente decontestualizzate. 

Quella prof era un attimo un attimo Alessandra Carati che, all’epoca, non era ancora così importante, ma che oggi è la terza classificata dell’ultimo premio Strega con “e poi saremo salvi”

Beh, diciamo che due lezioni in croce con un terzo posto alla Strega valgono 250 lezioni di tutti i corsi che provano a propinarvi. 

Alessandra non si ricorderà neanche di me. Io di lei mi ricordo, invece. E se oggi sono uno scrittorucolo che due cose sta cominciando a farle, un po’ lo devo anche a lei.

Fu la prima a dirmi: scrivere significa mostrare, non raccontare. 

Conclusioni: per imparare a scrivere non seguire alcuno di questi consigli

Sì, hai letto bene. Per imparare a scrivere non seguire alcun consiglio citato in questo articolo. Lavora su te stessa/o. Cerca di sentirti ispirato, anche dalla merda che ti circonda. Da qualsiasi cosa. Qualsiasi! Fai uscire quello che hai dentro come fosse vomito. Ecco, vomita le parole. Che dopo ti sentirai meglio. Fidati di me, su questo.

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