Il libro più importante della mia vita, che non è il più bello

Ho letto un po’ di libri nella mia vita. I migliori, spesso e volentieri, li ho letti in estate, sotto al sole, tra i mari del sud e nel sudore del niente. Il mare è il mio più grande amico e mi aiuta a rilassare i pensieri, spingendomi verso l’immersione letteraria.

Non ho mai contato i libri che ho letto ma posso assicurare di averne comprati almeno 48 l’anno negli ultimi 6 anni. Quanti ne ho letti completamente dalla prima all’ultima pagina? Forse il 60%. Non sono uno di quelli che dice: No, il libro lo devo finire anche se non mi piace.

Col cazzo, amico mio.

Non ho molto tempo e quel poco tempo non voglio di certo dedicarlo a una cosa che a un certo punto mi dice chiaramente: CHIUDIMI PEZZO DI MERDA, NON SONO L’AMORE DELLA TUA VITA. 

Il libro che mi ha cambiato la vita, che non è il più importante

Il primo libro che ho letto, il primo romanzo vero, è stato il libro che mi ha cambiato la vita.

E lo ha fatto semplicemente perché è stato il primo. Come il primo amore. Come la prima sega. Come la prima macchina.

Le prime cose sono le migliori, perché prima di loro c’era solo il niente. Come il mio primo viaggio da solo, a Bruxelles, che mi è sembrata la città più bella del mondo per tanto tempo. Per poi scoprire che era piuttosto lontano dall’esserlo davvero.

Comunque, in ogni caso, il primo vero romanzo che ho letto è “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F.

Piccola parentesi: è molto interessante conoscere la fine che ha fatto questa donna. L’articolo è un po’ vecchio ma me gusta.

Edizione molto vecchia, malandata, di mio padre. Avevo 14 anni.

A chiunque racconto questa storia mi risponde con un: “Ora si spiega perché sei uscito fuori così”, ma va bè, andiamo avanti.

A 14 anni avevo in casa solamente i pochi, pochissimi libri dei miei genitori (che non posso definire propriamente lettori forti) e tra tutti fui colpito dal volto di questa ragazzina, coi capelli sporchi e bagnati e un volto distrutto dalla fatica.

La copertina, nera, maciullata ai bordi, mi riportava a un’era che non avevo vissuto. Ne fui affascinato, ecco. E quando chiesi informazioni a mio padre mi disse che parlava di alcuni ragazzi che a Berlino erano finiti schiavi dell’eroina. Mi disse pure che ai suoi tempi fu un successo incredibile e un caso mediatico senza precedenti.

Cosa provai quando lessi “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”?

Schifo, stupore, emozione, schifo, disgusto, schifo. Che era quello che volevo provare. E poi ci ritrovai, nelle ambientazioni e nelle atmosfere, anche un po’ della mia cara provincia: Napoli Nord. 

Bene così.

Il libro più bello della mia vita, che non è il più importante

Sì, voglio dedicare anche qualche riga a quello che definisco il libro più bello che abbia mai letto nella mia vita, che chiaramente non è quello più importante per me.

Ma definiamo bello per il sottoscritto.

Esteticamente piacevole, scorrevole ma profondo, completo sotto ogni aspetto.

Ero indeciso tra Madame Bovary di Flaubert e Delitto e Castigo di Dostoevskij.

Devo dire che dopo aver preso coscienza e lucidità sono andato diretto verso Delitto e Castigo.

Lessi le prime 100 pagine in un solo giorno alla Floridiana di Napoli, un parco al Vomero. Erano i tempi in cui non lavoravo. All’epoca studiavo (?). E avevo tanto tempo libero. Ed erano tempi luminosi e senza pretese. Pochi soldi in tasca ma tanta voglia di scoprire questo mondo malato.

Mi innamorai di quel romanzo, che riusciva a farmi scoprire qualcosa di me in ogni pagina.

Penso sia inutile dire altro su questo testo.

Il libro più importante della mia vita

L’ho scritto chiaro e tondo all’inizio di questo articolo: il libro più importante della mia vita l’ho letto al mare.

E più precisamente su uno scoglio isolato a Praiano, in Costiera Amalfitana. L’hotel si chiama Torre Saracena ed è uno di quei posti che poi utilizzi come svuotacenere mortuario. Del tipo che dici alla tua ragazza: Se dovessi morire porta qua le tue ceneri. 

Il libro in questione è La Saggezza del Mare di Bjorn Larsson, edito da Iperborea, casa editrice che stimo molto per il lavoro e gli autori che porta avanti da anni.

Questo testo, comprato con poche pretese, si è rilevato un testo fondamentale per me.

Il motivo? Mi ha aperto gli occhi.

I racconti marittimi di Larsson nell’Europa del Nord, in bilico costante tra partire e restare – autobiografici – e di questa sua vita vissuta in mare, ai tempi della natura e di Poseidone, mi hanno ricordato che se sei al mondo, forse, un motivo c’è. E anche se non c’è, forse, il vero motivo è cercare un motivo. 

Sì, è un po’ strana come cosa, ma è quello che credo. 

E il mio motivo è scrivere.

Scrivere è l’unico momento in cui sono chi sono. L’unico momento in cui sento che sto vivendo. 

Quando finii di leggere questo libro trovai la forza per concludere il mio nuovo romanzo, L’inferno è dietro l’angolo, e mi ributtai nella scrittura a tutto tondo, a 360°, mi ridonai a lei.

Sì, il libro più importante della mia vita è di uno scrittore di cui ho letto un solo testo. Non è Fante, Henry Miller, Bukowksi, Hemingway, che sono i miei maestri.

No, questo libro è stata la più favolosa una botta e via della mia esistenza.

 

 

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